fegato sano anche in compagnia: Tris di primi che fanno bene

Con il sesto principio dei Buonissimi 7 ti ho parlato di come essere in compagnia e mangiare bene sono due cose che vanno molto d’accordo. Se ti sei persa l’articolo, lo trovi qui Facciamo una rivoluzione?.

Se mi segui, forse sai già cosa sto per dirti: mettiamolo in pratica!

Brava! Ormai sai benissimo che conoscere non basta, bisogna applicare.

E allora vediamo subito tre ricette che faranno felice il tuo fegato, e daranno grandi soddisfazioni al palato dei tuoi amici.

Sformato di carciofi al parmigiano.

Ingredienti per 2 persone.

500 g di patate

200 g di carciofi in spicchi (anche surgelati)

300 g di ricotta magra

3 cucchiai di parmigiano grattugiato

1 cucchiaio di olio EVO

sale e pepe q.b.

PREPARAZIONE

Lessa carciofi e patate, in due pentole diverse. Sbuccia e schiaccia le patate, poi unisci la ricotta, il parmigiano, l’olio e aggiungi sale (un pizzico) e pepe. Prendi due stampi monoporzioni, ricoprili con carta da forno, quindi fai uno strato di patate, uno di carciofi, e un ultimo strato di patate. Dai un’ultima spolverata di parmigiano sulla superficie e inforna a 180° per 30 minuti.

Perché fa bene. Un piccolo piatto con tanti benefici, unisce le proprietà disintossicanti dei carciofi, a quelle depurative delle fibre e del potassio contenute sempre nei carciofi e nelle patate, insieme al calcio e alle proteine della ricotta e del parmigiano.

Crema di carciofi allo yogurt.

Ingredienti per 2 persone

6 Carciofi (anche surgelati)

1 cipolla

3 patate

1 litro d’acqua

125 g yogurt intero naturale

1 cucchiaio di olio EVO

sale e papa q.b.

PREPARAZIONE

Pulisci e affetta finemente i carciofi; poi cuocili in un tegame per 10 minuti insieme all’olio e alla cipolla tritata. Quindi aggiungi l’acqua e le patate sbucciate e tagliate a dadini; sala leggermente e lascia cuocere per altri 40 minuti. A questo punto passa le verdure al setaccio, e mescolando delicatamente unisci lo yogurt aggiungi il pepe prima di servire.

Perché fa bene. Un concentrato di benessere contro il colesterolo e i trigliceridi; protegge il fegato e anche il cuore dai grassi nocivi. E in più favorisce la regolarità intestinale grazie allo yogurt.

Riso rosso con lenticchie e curry.

Ingredienti per 2 persone.

120g riso rosso integrale

300 g di lenticchie lessate

1 cucchiaino di curry

1 cipolla

1 ciuffo di prezzemolo fresco

1 cucchiaio di olio EVO

sale e pepe q.b.

PREPARAZIONE

In acqua leggermente salata, lessa il riso; nel frattempo fai appassire la cipolla tritata finemente con l’olio e poi aggiungi il curry. Mescola bene e aggiungi le lenticchie lessate e un po’ d’acqua caldo; continua la cottura per 10 minuti circa. Scola il riso al dente e uniscilo alle lenticchie, lascia insaporire e servi aggiungendo il prezzemolo tritato e una macinata di pepe nero.

Perché fa bene. Un piatto che tiene lontani i grassi e gli zuccheri dal fegato grazie alle fibre dei legumi e del riso rosso. Vitamina C del prezzemolo e i flavonoidi della cipolla fanno il resto, con la loro preziosa azione rigenerante.

scegliere gli integratori: che cosa devi davvero chiederti e da che cosa devi scappare a gambe levate

La famiglia degli integratori alimentari è molto grande. Devi immaginartela come una quercia dalla folta chioma, con tanti rami diversi: multivitaminici, integratori per il sistema immunitario, per l’intestino pigro, per l’intestino troppo attivo, per il fegato, per la memoria, per la bellezza (capelli e pelle), per lo sport, per il dimagrimento, per la vista, per la menopausa…

Ed è ancor più vasta se pensi ai produttori sul mercato. Esistono tantissime aziende o marchi di integratori, soprattutto on line.

Di solito chi usa integratori è ben informato su quali prendere in base allo scopo (vitamina E e Biotina per pelle e capelli – vitamina B per il metabolismo energetico – fibre per l’intestino – magnesio per riposare meglio). Molto meno, invece, su come scegliere il suo “fornitore”.

Naturalmente non sto parlando di chi compra su specifica indicazione del medico o del farmacista.

Mi rivolgo, invece a chi compra direttamente on line, oppure da un conoscente/amico che è un incaricato alla vendita diretta di questi prodotti (anche se spesso non si presenta così chiaramente, dichiarandosi consulente del benessere, o peggio “consumatore che si trova benissimo con il prodotto x”).

“Sono 100% naturali”

“Sono approvati dal Ministero della Salute”

“L’azienda è seria: esiste da 30 anni e ha 200 scienziati che fanno ricerca e sviluppo”

Queste sono le motivazioni più frequenti che ho sentito nella mia esperienza quasi decennale in questo campo. Soprattutto sono le motivazioni che sono state date a me quando mi sono stati proposti per la prima volta gli integratori alimentari.

Sai come è andata? Ho detto “no grazie”.

Lavorando già nel settore commerciale, ho riconosciuto subito queste affermazioni: scadenti tecniche di vendita ripetute a pappagallo, assolutamente prive di argomentazioni concrete di supporto, da cui sono scappata a gambe levate.

Per mia fortuna, ho avuto l’opportunità di approfondire la mia conoscenza degli integratori, grazie soprattutto ai preziosi corsi di formazione della Dottoressa Lara Bernini (visita la pagina Chi Siamo per saperne di più su di me e sulla Dottoressa Bernini).

La cosa più importante che ho imparato sugli integratori alimentari, e che da oggi metto a disposizione di chi segue questo BLOG, è saper riconoscere ciò che è una reale qualità dell’azienda o del prodotto distinguendoli da ciò che rientra nell’ordine delle cose.

Procediamo quindi con ordine ed esaminiamo ogni singola affermazione.

1.Prodotti 100% naturali. Questa affermazione è vuota di significato oggettivo e piena di significato subdolo. Ed è pure tecnicamente falsa.

Falsa perché non esiste la pianta delle compresse o delle capsule: una lavorazione artificiale delle materie prime è imprescindibile, quindi decade il 100% naturale. E no. La mia non è pignoleria: stiamo parlando di commercio di integratori alimentari, di qualcosa che ha a che fare con la salute delle persone, la tua in particolare. La precisione dei termini è indice di preparazione e competenza; e ti permette di distinguere un professionista da un venditore improvvisato.

Casomai sono le materie prime a essere di origine naturale, cosa sicuramente importante dal momento che gli integratori possono essere realizzati anche con preparati sintetici fatti in laboratorio.

Ma l’origine naturale di per sé NON significa che fa bene. Pensa a un bel sacchetto di patatine fritte: le patate sono certamente naturali, ma non credo che le consideri un ottimo alimento per la tua salute. Stessa cosa per un bel salamino stagionato, o un barattolo di crema di nocciole arricchito con una montagna di zucchero e olio di palma. Tutto naturale, ma NON salutare.

é sacrosanto chiedersi come è fatto un integratore, ma non puoi accontentarti di “prodotto naturale”.

E poi, insieme agli ingredienti naturali, è fondamentale guardare tutti i riempitivi, eccipienti e simili che arricchiscono capsule e compresse e impoveriscono l’assorbimento dei principi attivi

Forse non lo sai, ma un integratore su due NON si scioglie nell’organismo (Il Salvagente – 2 agosto 2021Le analisi esclusive sugli integratori: uno su due non si scioglie nell’organismo | il Salvagente ), rendendolo di fatto inutile.

E l’altra metà non supera il 40% di assorbimento, nella migliore delle ipotesi. In media, di un integratore si assorbe solo il 30%: è come se tu comprassi (e pagassi) 10 fette di San Daniele, per buttarne via 7…non proprio un buon affare.

Quello che dovresti davvero chiederti, quindi è quanto si assorbono i principi attivi del tuo integratore? E quanto appesantiscono il lavoro di fegato, reni e intestino?

2.Approvati dal Ministero della Salute. Affermazione scandalosamente ovvia, e altrettanto subdola.

In Italia, qualsiasi integratore alimentare presente sul mercato deve aver ottenuto l’approvazione del Ministero della Salute, altrimenti non può essere commercializzato.

Ma la cosa più importante da sapere, è che quando il Ministero approva un integratore, significa che quel prodotto – semplifico al massimo il concetto – non ti uccide, non arreca danni alla tua salute, e rispetta i parametri fissati dal Ministero stesso.

Per esempio: la dose giornaliera raccomandata; la correttezza delle informazioni in etichetta, la modalità con cui se ne esprime l’efficacia, la precisione e la correttezza formale del Claim.

Quindi, l’approvazione del Ministero non riguarda MAI la promessa di benessere che fa l’integratore in questione. Detto in altri termini, chi ti propone il magnesio per farti riposare meglio, dicendoti che è approvato dal Ministero della Salute, ti sta facendo illudere che il Ministero abbia verificato l’efficacia del magnesio nel farti dormire meglio, quando in realtà ha solo svolto il suo ordinario compito di verifica legale e formale.

E per la cronaca, il magnesio ha davvero tra le sue molteplici proprietà quella di farti riposare meglio (è un minerale che rilassa la muscolatura); ma un professionista non ha bisogno di impressionarti con informazioni fuorvianti e/o prive di valore aggiunto.

3. L’azienda è seria: esiste da 30 anni e ha 200 scienziati che si occupano di Ricerca e Sviluppo. Questa è un’affermazione neutra: è corretta ma deve essere contestualizzata e approfondita per acquisire lo status di valore aggiunto.

Iniziamo con l’esperienza: certamente 30 anni sono indice di una storia aziendale, ma devi sapere che il mercato dell’integrazione alimentare ha visto la luce negli Anni 30. Quindi la domanda da farti è: questa esperienza trentennale rende l’azienda o il marchio un riferimento nel settore dell’integrazione? Questa esperienza è davvero un valore aggiunto o è l’ennesima informazione ricca di effetti speciali, ma povera di valore?

Personalmente, credo che ciò che è importante non è per quanto tempo fai una cosa, ma cosa fai in quell’arco di tempo. E qui entra in gioco la squadra di scienziati che fanno Ricerca e Sviluppo.

Chiarisco subito un concetto d’impresa: qualsiasi azienda che voglia avere un futuro nel suo settore – e intendo qualsiasi settore di mercato – DEVE fare ricerca e sviluppo, che sono sinonimi di pianificazione strategica e produttiva a medio lungo termine. Chi non fa ricerca e sviluppo viene spazzato via dal suo mercato e chiude nel giro di pochi anni.

Quindi è assolutamente normale che un produttore di integratori faccia Ricerca e Sviluppo. Quello che per te è importante sapere sono i risultati di questa Ricerca e Sviluppo: hai a disposizione un integratore come gli altri, che ti fa buttare via mediamente il 70% dei tuoi soldi, oppure un integratore che ti fa stare meglio in tempi ragionevoli, senza affaticare gli organi vitali e migliorando oggettivamente il tuo benessere?

Questi sono i primi tre passi da fare quando scegli un integratore.

Certo: ti puoi fermare alle semplici affermazioni perché ti fidi di chi ti sta proponendo un prodotto. Come ho detto, spesso è un conoscente o amico di cui non metto affatto in dubbio la buona fede.

Però la qualità delle nostra salute passa dalla qualità delle nostre scelte, dagli standard che scegliamo di avere, e dal livello di consapevolezza che decidiamo di raggiungere.

Se la pensi anche tu come me, iscriviti al BLOG per non perderti i prossimi articoli. Ti parlerò di come Swych soddisfa a pieno questi criteri di scelta, e soprattutto di come fa la differenza nel benessere di tante persone.

Integratori alimentari: servono o no?

Nei confronti degli integratori alimentari esiste molto scetticismo e parecchia disinformazione. Io per prima me ne tenevo alla larga fino a pochi anni fa, a causa soprattutto di una martellante quanto cattiva pubblicità (ne ho parlato in questo articolo https://cipiacestarebene.com/2020/03/16/lintegrazione-alimentare-questa-sconosciuta/).

Ma non si tratta solo di pubblicità.

Come afferma il dottor Filippo Ongaro sul suo sto e in numerosi video, “la classe medica certamente non ha contribuito a diffondere informazioni scientificamente valide sul tema a causa di un misto di incompetenza, disinteresse e malafede. Per questo ancora oggi si sentono spesso opinioni di esperti o pseudotali che sostengono che gli integratori alimentari non servono a nulla, che sono soldi buttati via o addirittura che sono dannosi”.

La verità però è molto diversa.

Intanto un numero immenso di studi dimostra l’utilità preventiva e terapeutica di sostanze nutrizionali e fitoterapici.

Inoltre viene stimato che oltre il 90% delle persone presenti una o più deficienze nutrizionali. Certamente non si tratta di carenze cosi gravi da far insorgere una patologia acuta, come la pellagra, ma di mancanze sufficienti per l’insorgere di malattie o problemi cronici, che distruggono la nostra qualità della vita.

E questo è il primo punto importante quando si parla di integratori: essere sani è qualcosa che va ben oltre il non essere malati.

La buona salute non è semplicemente l’assenza di malattia, bensì buona qualità di vita.

Detto in termini concreti, una buona vita è fatta di un cuore resistente anche a 65 anni, di muscoli tonici e di articolazioni che funzionano, di una mente lucida, di un apparato digerente che ti consente di concederti una fetta di torta o una bella frittura senza che tu stia male il giorno dopo (o la sera stessa).

Non avere malattie non basta.

Se vuoi vivere con energia e serenità, devi avere cura di te con scelte quotidiane sane a tavola, sostenute e rinforzate dall’integrazione alimentare.

“Ma funzionano davvero? Gli studi sembrano dire il contrario…”

è vero: mancano grandi studi randomizzati, come quelli usati per valutare i farmaci. Ma questo tipo di studio è impostato per valutare l’effetto di un farmaco su una singola patologia e si adatta male a comprendere i molteplici effetti dei nutrienti sulla salute. Inoltre questa tipologia di studi non ha una durata sufficiente a valutare gli effetti di sostanze naturali che agiscono con tempistiche molto più lunghe rispetto ai farmaci.

Un farmaco viene costruito e testato per agire nel più breve tempo possibile; un integratore ha un effetto sulla salute che si può vedere solo dopo molto tempo.

Più in generale: farmaci e integratori fanno cose diverse, quindi non ha senso testarli con la medesima metodologia.

Faccio ancora riferimento al dottor Ongaro riportandoti i risultati di un’interessante ricerca su alcuni integratori di base.

La ricerca “The Lewin Group.2006. An evidence-based study of the role of dietary supplements in helping seniors maintain their independence. Prepared for: The Dietary Supplement Education Alliance”, ha messo in evidenza come pochi integratori chiave potrebbero prevenire molte malattie croniche e far risparmiare miliardi di dollari in pochi anni.

Questo studio ha preso in considerazione solo integratori basilari usati per scopi tradizionali:
– Calcio e vitamina D per contrastare l’osteoporosi
– Acido folico per prevenire difetti del tubo neurale
– Omega-3 per ridurre il rischio cardiovascolare
– Luteina e zeaxantina per prevenire la degenerazione maculareI ricercatori sono stati molto selettivi e hanno preso in considerazione solo gli studi che rispettavano i seguenti criteri:
– L’integratore deve produrre un effetto fisiologico misurabile
– L’effetto fisiologico deve corrispondere ad un cambiamento della condizione di salute
– Il cambiamento dello stato di salute deve corrispondere ad una diminuita spesa sanitaria

RISULTATI DELLA RICERCA

Partiamo da calcio e vitamina D in cui lo studio del Lewin Group stima che l’uso di questi 2 integratori potrebbe prevenire oltre 776.000 ospedalizzazioni per frattura dell’anca in 5 anni con un risparmio di 16.1 miliardi di dollari.

Invece l’uso di omega-3 per prevenire aritmie cardiache, ridurre l’infiammazione, abbassare il colesterolo e la pressione, potrebbe prevenire 374.000 ospedalizzazioni riducendo i costi di 3.2 miliardi di dollari in 5 anni.

L’uso di luteina e zeaxantina potrebbe invece aiutare 190.000 persone ad evitare l’assistenza per cecità comportando costi ridotti per 3.6 miliardi di dollari.

Infine 44 milioni di donne negli USA non assumono acido folico durante la gravidanza. Se solo 11.3 milioni di esse assumessero acido folico ci sarebbero 600 neonati in meno con difetti del tubo neurale con un risparmio di 1.4 miliardi di dollari. Se si sommano questi dati si arriva alla conclusione che spendendo qualche soldo in più al giorno, in 5 anni si otterrebbero 24 miliardi di costi sanitari in meno.

Certo sono dati americani ma quelli per l’Europa e l’Italia non si discosterebbero di molto.

Ma la cosa più importante quando si parla di integrazione, rimane l’atteggiamento verso la salute.

Le scoperte nel campo della medicina hanno allungato la prospettiva di vita. Oggi in Italia la vita media è di 80 anni, ma c’è una bella differenza tra l’essere un nonno che gioca allegro con i nipotini, e che tramanda una preziosa memoria storica e familiare, e un anziano che di fatto trascina la sua vita tra pillole e pilloline.

Essere nel primo gruppo non è una botta di fortuna, bensì il risultato inevitabile di quell’insieme di comportamenti che mirano a mantenere lo stato di salute ottimale. Un concetto che nella Medicina Cinese non solo è presente da sempre, ma ne costituisce il cardine fondamentale.
Ed è in questo contesto di mantenimento del benessere che si inseriscono gli integratori alimentari.

Nei prossimi articoli parlerò di come orientarti in quella che è una vera e propria jungla dove trovi tutto e il contrario di tutto.

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Le combinazioni alimentari che aiutano l'intestino

Come recita il terzo principio dei Buonissimi 7, scambiando l’ordine dei fattori il prodotto cambia. E parecchio anche.

Come ti ho mostrato nell’articolo dedicato (se te lo sei perso https://cipiacestarebene.com/2020/01/27/scambiando-lordine-dei-fattori-il-prodotto-cambia/) gonfiore addominale, pesantezza, fermentazione sono tutte conseguenze di un’attività intestinale irregolare, causata non da cibi sbagliati, bensì dal loro infelice abbinamento.

Oggi voglio mostrarti tre combinazioni particolarmente adatte a recuperare e soprattutto mantenere la regolarità intestinale. Ancora una volta non si tratta di cibi esotici e abbinamenti fantasiosi e azzardati, bensì di alimenti che fanno già parte della tua alimentazione, e che devi solo usare con un pizzico di consapevolezza in più.

Verdure crude prima dei pasti

1. Verdure crude prima dei pasti. Consumate a inizio pasto, le verdure crude aumentano la flora batterica, introducono fibre preziose per l’assimilazione dei nutrienti e la riduzione degli zuccheri, in pratica servono a “smuovere la situazione” intestinale.

Nello specifico, prima dei carboidrati le verdure più indicate sono sedano e finocchi, un vero e proprio matrimonio perfetto. Prima delle proteine, carne, pesce o legumi, la coppia migliore è formata da carote e pomodori.

Ti rimando al primo principio dei Buonissimi 7 per una panoramica completa su questo argomento https://cipiacestarebene.com/2020/01/17/ce-li-hai-57-secondi/

Verdure cotte

2. Verdure cotte a fine pasto. Sono indispensabili per la loro azione depurativa e lassativa, quindi non devono mai mancare per attivare l’intestino, specialmente se già soffri di stitichezza. Le più adatte sono spinaci, broccoli, melanzane grigliate (no: la parmigiana no), cavolfiori, carciofi, fagiolini. NON tutte insieme.

Frutta secca

3. Frutta secca con verdure o cereali integrali. La frutta secca è un lassativo naturale, e non può mancare in un’alimentazione anti stipsi. Si abbina benissimo con i carboidrati (pasta con le noci), con le verdure (spinaci e pistacchi tritati), e con la frutta di stagione.

Infine, ecco qualche suggerimento per spuntini e merende.

Una piccola macedonia di prugne e mele insieme a una manciata di nocciole, è un’ottima fonte di fibre e sostanze lassative.

Ottimo spezza fame è un ricco centrifugato di frutta e/o verdura utili all’intestino. I miei preferiti sono a base di mela verde, carote e zenzero, oppure di pomodoro, sedano e pepe nero.

Le combinazioni alimentari: come combattere ritenzione e cellulite

Glutei e cosce sono le sue zone preferite.

Gradita, gradevole e benvenuta come una visita a sorpresa della suocera.

Sì, sto parlando della cellulite, eterno nemico di noi donne; da molte considerata una inevitabile compagna di vita.

La verità è che anche la “buccia d’arancia” si può contrastare con la giusta alimentazione. In particolare ci vengono in aiuto i primi tre principi dei Buonissimi 7: verdure in abbondanza, spezie ed erbe al posto del sale, giusta combinazione dei cibi.

Se impari ad applicare questi tre principi, contrasti il ristagno dei liquidi e favorisci l’eliminazione di scorie e tossine, i principali responsabili della cellulite.

Vediamo nello specifico quali verdure sono più adatte allo scopo, e con quali abbinamenti.

Verdure drenanti. ottime sia singolarmente, sia insieme in una gustosa insalata, sono particolarmente indicate per eliminare i liquidi stagnanti nei tessuti sottocutanei. Le più comuni sono le cipolle, i vari tipi di insalata, e gli ortaggi come asparagi, barbabietole, carciofi, carote, zucchine, spinaci, cavolfiori, finocchi e peperoni (soprattutto quelli rossi). L’abbinamento ideale è con i cereali, meglio integrali, possibilmente a pranzo. Quindi via libera a vellutate con crostini, e a riso o pasta con asparagi, zucchine o carciofi. Con un po’ di fantasia, si possono fare anche originali bruschette.

Frutta e verdura che stimolano la microcircolazione. Drenare non basta. Nella nostra battaglia contro la cellulite dobbiamo anche stimolare la circolazione, in particolare il microcircolo sanguigno. Le nostre alleate più forti ed efficaci sono verdura e frutta ricche di flavonoidi, quelle di colore violaceo. Quindi non facciamoci mancare melanzane e cavolo nero, al forno o alla griglia (no: la parmigiana di melanzane fritte non va bene); sono ideali da abbinare alle proteine, sia carne che pesce. Per i nostri spuntini o merende, cerchiamo di usare il più possibile frutti rossi come lamponi, mirtilli, e ciliegie. Molto utile anche la frutta acida, agrumi in testa, ricca di vitamina c, che favorisce la produzione di collagene. Puoi usarla in cucina abbinata anch’essa a carne o pesce.

Salmone agli agrumi e pepe rosa

A tal proposito ecco una delle mie ricette preferite: trancio di salmone, cotto in una padella antiaderente con il solo succo di limone e arancia, arricchito da aneto, pepe rosso e uno spicchio d’aglio.

Ancora una volta il benessere a tavola arriva con cibi comuni e ricette semplici.

Perché le uniche cose che contano sono la costanza e la consapevolezza con cui porti avanti queste abitudini, le uniche che ti permettono di mantenere i risultati di una sana alimentazione.

Combinazioni alimentari: i falsi amici a tavola

Il terzo principio dei Buonissimi 7 riguarda i giusti abbinamenti a tavola, e come l’accostamento dei cibi svolge un ruolo decisivo per il mantenimento dei risultati raggiunti con una sana alimentazione.

Facile a dirsi, più difficile da portare in tavola.

Esistono abbinamenti molto comuni e diffusi – e anche molto buoni – ma che sarebbe meglio evitare.

Si tratta in particolare di due tipi di coppie sbagliate: quelle che uniscono lo stesso macronutriente (carboidrati+carboidrati; proteine+proteine), e quelle che abbinano nutrienti che consumati insieme perdono le rispettive proprietà benefiche.

Io li chiamo Falsi Amici, perché presi singolarmente, questi cibi non fanno male, anzi.

E proprio per questo traggono in inganno: sottovalutando il potere dei giusti abbinamenti, non ci accorgiamo che queste coppie di fatto vanificano le nostre corrette scelte alimentari.

Vediamoli in dettaglio.

Pane e Pasta

Pane e pasta. A un piatto di pasta non bisogna far seguire (o precedere) pane, focaccine, e pizzette. L’eccesso di amidi e di lievito provocano pesantezza e gonfiore addominale. Inoltre possono causare alti livelli di glicemia e la conseguente produzione di insulina. Risultato: in breve tempo avrete di nuovo fame e voglia di altri carboidrati. un circolo vizioso da cui stare lontani.

Spezzatino e piselli. Sono entrambe proteine, una animale e una vegetale, quindi vanno consumati in momenti diversi, e con accostamenti diversi. La carne è bene accompagnarla alle verdure che contengono antiossidanti utili a bilanciare gli effetti delle tossine derivanti dal suo metabolismo. I legumi, invece, sono più ricchi di fibra, che tocca il suo massimo livello in abbinamento ai cereali (meglio integrali).

Spezzatino di manzo con piselli

Uova e spinaci. Sia in accompagnamento, sia come ripieno di una bella frittata o di una torta salata, gli spinaci sono ricchi di acido folico, e rallentano l’assorbimento del ferro contenuto nelle uova. Meglio scegliere altre verdure, come gli asparagi o le zucchine.

Uova e spinaci

Latte macchiato – caffelatte – cappuccinocaffè macchiato. Forse la coppia più diffusa e amata in assoluto (anche da me: adoro il latte macchiato), ma purtroppo tra le peggiori a tavola. Non piace al nostro stomaco né all’intestino: la caseina, la proteina del latte già difficile da digerire di per sé, quando si presenta insieme al caffè è ancora più difficile da scindere. Inoltre la caffeina aumenta la secrezione gastrica che interferisce con la digestione del latte. Una possibile soluzione è quella di usare il caffè d’orzo.

Latte Macchiato
Latte e cacao

Latte e cacao. Anche nella sua variante con il cacao il latte non va bene. Le sue proprietà neutralizzano tutti i benefici dei polifenoli contenuti nel cacao.

Latte, cereali e spremuta d’arancia. Un abbinamento molto diffuso a colazione, il ciotolone di latte con cereali accompagnato da una fresca spremuta d’arancia. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad alimenti che da soli sono ottimi: latte e cereali (integrali e poveri di zuccheri) sono una coppia ricca di nutrienti salutari; la spremuta d’arancia, o il frutto intero (qualsiasi altro frutto intero) sono un’eccellente fonte d vitamine. Ma mangiati insieme nello stesso pasto, risultano dannosi per la digestione, si ostacolano a vicenda annullando tutti i loro benefici

Latte, cereali e spremuta

Certamente almeno una di queste coppie rientra tra le tue abitudini, e magari è anche uno dei tuoi cibi preferiti.

Come ho scritto, io amo il latte macchiato. E ti dico la verità: non l’ho eliminato completamente dalla mia alimentazione. L’ho certamente ridotto drasticamente, ma senza dimenticare che il cibo è anche una fonte di piacere, e soprattutto non è mai un nemico, ma sempre un alleato (sesto principio dei Buonissimi 7).

Quindi il mio consiglio è quello di considerare questi falsi amici come piccole coccole da concedersi con estrema moderazione, al pari di una bella frittura, o di una buona fetta di torta.